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Il terrazzino dei gerani timidi

by Anna Marchesini



Pagina 5 — 22 november 2016
gerani rosso carminio, fiori robusti grossi grassi e oleosi profumatissimi, soavi corolle spalancate ricche pelose ampie, aperte come borse svaligiate;


Pagina 7 — 22 november 2016
Seduta accucciata dentro il terrazzino, mi fermavo in quel privilegiato silenzio assoluto, scendevo piano dentro quella solitudine dove quasi sempre è possibile riconoscere il vero e nel silenzio avvertivo tutte quelle invisibilità troppo timide per sopravvivere alle voci inutili, per presentarsi alle esistenze accreditate, e nel silenzio potevo ascoltare il mormorio sommesso della loro intensa vita.


Pagina 12 — 22 november 2016
Le sette di sera. Una piccola piuma colore di perla atterrò sculettando sulla setola dello spazzolone appoggiato in un angolo.


Pagina 24 — 23 november 2016
eppure, in quell'ombra di pietra era lei, da quel deserto di fiori e di canti, lei senza voce chiamava


Pagina 24 — 23 november 2016
Mano a mano il suo corpo contuso doveva essersi come foderato e persuaso ad una sorta di anestesia del vivere, non ricordava più da quanto tempo.


Pagina 25 — 23 november 2016
nessun Dio arrestò la caduta, il suo spirito si afflosciò come una gora morta nella quale andò alla deriva con una specie di schianto.


Pagina 26 — 25 november 2016
scheletri di madri dalle braccia vuote e dolenti


Pagina 27 — 25 november 2016
"Il dolore è già qualcosa" si ripetè e, mentre muoveva il primo passo, se lo strinse tra le braccia come fosse una bambola e poi serrò al petto per la paura che fuggisse per paura di dimenticarselo.


Pagina 28 — 25 november 2016
Tirò su col naso come per annusare la musica.


Pagina 37 — 27 november 2016
Codesta laica missione sfortunatamente occupava circa i tre quinti della sua intelligenza.


Pagina 39 — 27 november 2016
E in tutto questo mai una volta la parola Amore.


Pagina 39 — 27 november 2016
Non è possibile mamma che questa sia la verità; così è brutto, così non mi piace, è un tormento; tutto regolato, ogni cosa già stampata; di che parli! Così non c'è nessuno a cui possa credere, non potrò farlo, non dovrò farlo, saprò sempre che l'altro mi sta solo illudendo, che rischiando potrei sbagliarmi, allora come potrò avere fiducia in me stessa, non potrò lasciarmi andare alla vita che non ha nulla da rivelarmi se non farmi riconoscere il copione già scritto.


Pagina 39 — 27 november 2016
mi sentivo annegare dentro un senso di sgomento al pensiero dell'esistenza delle cose tutte, dentro la paura, forse un incubo eterno, che potessero essere così oscure e ingannevoli, così desolate, così feroci.


Pagina 40 — 27 november 2016
Chiusi gli occhi e mi affidai ad un silenzio immenso, era l'unica cosa di buono che avessi.


Pagina 41 — 27 november 2016
Il terreno sotto di lei franava ma avrebbe dovuto restarci in piedi da sola.


Pagina 43 — 27 november 2016
Bisogna prestare attenzione allo spavento dei bambini, alla paura che può fare loro la vita, trattarla con cura; si dice che la paura può far crescere rachitico il cuore che pure, per respirare, pur di pulsare e seguitare a vivere, può accettare di gonfiarsi per esempio di dolore, se questo è tutto quello che ha.


Pagina 44 — 28 november 2016
Per quanto mi riguardava, del merletto io vedevo solo i buchi, come quando di fronte ad una grata gli occhi guardano il panorama che c'è oltre, trapassando la rete; invece la mamma guardava proprio quella rete sottile, la fissava perché la capiva, le piaceva, le andava dietro, riusciva a seguirne la peripezia del filo, il racconto dei punti e degli intrecci, delle anse degli spigoli come fossero parole, come fossero musica e si incantava alle acrobazie dei ricami d'Irlanda che custodivano come uno scrigno un ammontare di tempo antico e paziente.


Pagina 47 — 28 november 2016
Piangevo per quello che era accaduto, per quella delusione ingiusta e per me stessa, perché la misura del dolore si prende con se stessi e poi aumenta con la capacità di assumerlo e di avvertirne tutte le sfumature.


Pagina 49 — 28 november 2016
La benevolenza ignorante aveva dato un fracco di legnate alla noncurante intransigenza e dimenticando di salvare le apparenze, aveva trionfato.


Pagina 56 — 28 november 2016
Non presi la banana e quando il babbo mi riportò via camminai verso l'uscita con la testa voltata indietro allo spasimo, verso la mamma a cui avevo rifiutato il dono che ancora teneva in mano e verso cui mi sentivo in colpa per averla resa ancora più triste; perciò lasciai lei ma non la sua infelicità, la sua infelicità la portai con me, mi teneva legata a lei, che non sarebbe più stata sola, chissà se lo sapeva, lei, da cui venivo strappata ma non per mettermi in salvo, lei che mi faceva una pena struggente non solo per la sua sofferenza ma per il fatto di volerla nascondere, dentro il fazzoletto dell'aceto, dietro i suoi sorrisi dolenti e inefficaci, come in una cripta che rendeva più forte e impacciato, più difficile maneggiare il dolore e mi costringeva, troppo piccola e senza pelle, a guardarlo senza riuscire a decifrarlo.


Pagina 57 — 28 november 2016
Soltanto la fantasia, che conosce il senso recondito delle cose, che vive il tempo immateriale, avrebbe potuto rimettere in moto il tempo.


Pagina 71 — 28 november 2016
Ero stupefatta; impazzire di dolore non era una leggenda. Quello che avevo visto non era stato piangere di dolore oppure strepitare, chiedere aiuto, quello che avevo visto erano i guasti offensivi di un antico dolore, non più visibile, intorno al quale un uomo aveva ricomposto da solo la sua tragica e devota esistenza, così come aveva potuto. Il dolore ha larghe sponde - pensai.


Pagina 73 — 28 november 2016
lui aveva chiuso gli occhi, non aveva lottato ed era stato sbranato dal dolore.


Pagina 74 — 28 november 2016
Lui era capitolato in quei luoghi estremi, pericolosi e desolati che nessuno vuole visitare né sentirsi raccontare perché corrodono la felicità e perché fanno paura.


Pagina 75 — 28 november 2016
la ripetizione di una procedura trasformata in racconto permanente


Pagina 75 — 28 november 2016
un caos spregiudicato e inverosimile che lo teneva al guinzaglio mentre passeggiava tra i vivi nella terra dei morti


Pagina 75 — 28 november 2016
Terenzio dunque la sua partita col dolore l'aveva persa, gli era apparso indecente sfidarlo.


Pagina 77 — 28 november 2016
Questo mi affascinava della follia; l'evidenza di un aldilà del pensiero e dell'azione, l'esistenza di elaborati e sopraffini meccanismi, labirinti arzigogolati che intervengono a mantenere in vita la vita, anche dopo che il corpo ha subito un infarto psichico.


Pagina 77 — 28 november 2016
invisibili agli occhi addomesticati degli sguardi pigri e del pensiero piccolo e determinato


Pagina 78 — 28 november 2016
chiedere al pensiero insomma di fare, da grande, l'astronauta o meglio l'intronauta


Pagina 83 — 28 november 2016
Certo che gli adulti, pur con tutte le buone intenzioni iscritte nell'alveo di una ecologia affettiva, avevano fatto una notevole confusione.


Pagina 84 — 28 november 2016
Ma di quale sostanza le illusioni erano fatte se nella collisione con la realtà non reggevano, deflagravano come meteore, collassavano come cariatidi di stelle alla fine della corsa, inghiottite dentro il buco nero del nulla. Niente di tutto questo vago almanaccare mi portava da qualche parte.


Pagina 84 — 28 november 2016
Dei sogni, la cui sostanza immateriale sentivo carnale e a me somigliante, nascevano dal desiderio e prendevano peso dalla volontà, finalmente da una stoica e ostinata forza paziente sulla quale avrei potuto contare perché dipendeva da me sola, che amavo le imprese difficili che servivano ai sogni.


Pagina 85 — 28 november 2016
Ero felice di servire i sogni


Pagina 85 — 28 november 2016
Essere all'altezza dei sogni; niente altro può fare una vita in alto mare se non seguire la luce orientata del faro, la cui esistenza è certezza per la speranza di andare avanti in solitaria senza smarrirsi.


Pagina 85 — 28 november 2016
E il mio sogno primo, che da quel tempo non mi avrebbe più lasciata, fu un sogno di libertà, non soltanto evadere oltre le sbarre del terrazzino che con gentilezza mi sequestrava, essere il mondo di fuori ovunque, oltre quello spazio colmo di nulla e del vuoto nel quale avevo imparato a modellare la mia vita riempiendo la noia con un'iperbole del pensiero, sognando ciò che non vedevo, ma sognando anche ciò che vedevo e su ciò che vedevo.


Pagina 94 — 28 november 2016
Conservavo in segreto un amuleto salvifico che era la mia garanzia di infelicità.


Pagina 96 — 29 november 2016
venni pervasa da una sensazione di tristezza, fidata e riconoscibile come una consuetudine, e quella fu l'unica certezza della quale non dubitai.


Pagina 101 — 29 november 2016
Era la prima volta che rimanevo così a lungo a contatto con qualcuno senza parlare, eppure mi sembrava di rispondere soltanto a sollecitudini invisibili e innocenti.


Pagina 103 — 29 november 2016
certe espressioni tipiche degli adulti, senza dubbio ben confezionate, che in realtà non facevano capire nulla, ma sortivano comunque l'effetto desiderato.


Pagina 104 — 29 november 2016
Mi piaceva ridere, mi sembrava che ridere facesse vedere più cose del vero, fosse come sollevare la crosta al mondo, dove si nascondevano le ombre bianche delle cose; la curiosità era per me un'emozione potente.


Pagina 112 — 29 november 2016
era così affezionata alla pratica del sacrificio, da finire per scambiarlo con l'obiettivo piuttosto che con il mezzo.


Pagina 116 — 29 november 2016
Era un assistere in silenzio ad una specie di fioritura spontanea che alla fine del giorno sentivo dischiudersi dentro.


Pagina 117 — 29 november 2016
O forse fu proprio la paura che attraversò la strada alla mente a provocare una sorta di incidente del pensiero.


Pagina 136 — 2 december 2016
Di essere rassicurata avevo bisogno, avevo bisogno di un adulto sereno e leggero che si accorgesse che ero spaventata e con pazienza e con allegria, disfacesse, davanti a me e insieme a me, quel castello di carta che avevo costruito e popolato di fantasmi, che si erano così bene accomodati dentro, così facilmente confusi, da quando le ombre si erano addensate.


Pagina 147 — 2 december 2016
ognuno aveva imparato a riempire il suo sacco di silenzio, a suo modo, eseguendo uno spartito singolare che non si accordava con quello di nessun altro, una partitura immoderata e convulsa, a cui l'abitudine aveva messo una qualche sordina.


Pagina 162 — 4 december 2016
la qualità mortale della vita, che ci fa sentire rimpianto per la vita stessa, ancora mentre la viviamo.


Pagina 163 — 4 december 2016
Si era fatta più forte in me l'impressione che l'esperienza ordinaria delle cose non le esaurisca affatto e poi c'era la terribile curiosità di ascoltare il racconto di quello che della realtà non si vede, che sentivo esistere, ma che nell'esperienza convenzionale era indicibile e c'era poi l'impressione vaga e profonda che la storia di ognuno di noi non fosse solo una ordinata sequenza di fatti che il destino dispone, ma piuttosto un groviglio barocco di oro e di stracci che non sempre sembra avere un senso.


Pagina 163 — 4 december 2016
Avevo lasciato l'infanzia, anche se l'infanzia non avrebbe lasciato me, non del tutto.


Pagina 165 — 4 december 2016
Pensavo a certe vite scheggiate, orribilmente sgretolate che, come quelle porcellane sapientemente aggiustate, debbono continuare a mantenersi nell'ombra, nascoste nelle parti oscure della credenza, vivere senza farsi vedere; e invece quella straordinaria capacità che aveva l'arte di ricomporla la vita, così esattamente attorno alla sua verità, di trarla dall'ombra in cui si era celata ed aveva cessato di farsi riconoscere e, nelle mani del suo autore, nel gesto di un vincitore ferito egli stesso forse, quella vita frantumata, divenire perfino immortale.


Pagina 167 — 4 december 2016
non era la tristezza che mi faceva piangere, era la promessa della felicità che avvertivo e per la quale non mi sentivo capace


Pagina 172 — 5 december 2016
Quello era diventato il mio sogno. Il racconto di certe congiure col dolore, di quella pronunciata confidenza con l'infelicità, che poi faceva tutt'uno col pensiero della morte; avrei detto di me, se avessi saputo salvare il racconto di quella infelicità di vivere su cui stavo imparando a correre e che tuttavia non conteneva tutta intera la mia esistenza; come in un quadro dalla prospettiva sbilenca ma dai colori vivaci e dai particolari curati, avrei raccontato ancora di me se si fosse resa visibile quella pertinace gioia di essere, come un fondo incontenibile di vitalità, che non somigliava per nulla alla felicità, ma al contrario poteva contenere la felicità e l'infelicità insieme.