Go back


Una vita per la musica

by Leonard Bernstein and Enrico Castiglione



Pagina 14
Lenny era un artista umile, affabile, scherzoso, capace d'intristirsi senza rimedio anche per la più insignificante delle sventure umane, la cui esuberante vitalità era continuamente in lotta contro un'angoscia sconfortante, a tratti disperata. [dalla prefazione di E. Castiglione]


Pagina 14
la speranza, la forma più alta, dicevaAlbert Camus, della rassegnazione. [dalla prefazione di E. Castiglione]


Pagina 29
un'oscura disperazione: proprio quella che matura, come riteneva Platone, soltanto in chi ha l'«anima veramente piena di musica» e quindi «intuisce profondamente i difetti di ogni prodotto naturale».


Pagina 30
al termine di un'esecuzione occorrevano parecchi minuti prima ch'egli tornasse se stesso, si chiedesse chi fosse e cosa avesse fatto per suscitare quell'andirivieni o per ridursi in quello stato.


Pagina 35
L.B. - Mio padre diceva che non avrei mai fatto nulla di buono nella vita: soprattutto con la musica.


Pagina 35
All'inizio, credeva che la musica fosse per solo un passatempo e invece si sbagliava. S'altro canto, mio padre non sapeva cosa fosse veramente la musica.


Pagina 36
In casa mia, comunque, la musica non è mai stata preente fino a quando non l'ho scoperta io


Pagina 38
e quando non riuscivo più a sopportare d'esser messo da parte


Pagina 62
il teatro, il luogo dove rappresentiamo la vita.


Pagina 70
L.B. - Ecco, così andrebbe megio, ma la definizione migliore è forse «musica esatta»: non nel senso che è stata dettata da Dio e quindi è perfetta, bensì nel senso che è stata scritta dal compositore in modo tale che qualsiasi strumentista o qualsiasi cantante debba eseguirla come lui ha scritto.


Pagina 76
una sinfonia non è migliore di una buona canzone solo perché è una sinfonia!


Pagina 85
La speranza che nutro in me è forse la mia salvezza. Rifletto spesso su queste cose.


Pagina 86
Io odio la guerra, perché la guerra come artista mi nega, mi cancella, mi violenta.


Pagina 91
L.B. - Stravinsky, Hindemith, Prokof'ev, Debussy, Colpand, Bartók... Non è assolutamente vero che il Novecento sia un secolo musicalmente povero!


Pagina 99
il direttore suscita il suono, l'orchestra lo produce.


Pagina 99
È terribile deconcentrarsi! Ci si trova sul podio con un senso di vuoto e non si sa più cosa fare, né si capisce ciò che si sta facendo.


Pagina 101
esageratamente informale


Pagina 107
Io vivo di necessità, vivo per fare cià di cui sento bisogno: come dire, ho bisogno di fare ciò di cui sento la necessità in un determinato momento e magari non in un altro.


Pagina 108
L.B. - No, infatti, non è affatto semplice, ma necessario. Non so, però, se in tutto questo ci sia un ordine.


Pagina 109
però, se mi accorgo che l'orchestra si deconcentra o non suona come dovrebbe, allora cerco le ragioni di questa mancanza d'interesse unicamente in me stesso.


Pagina 110
La musica si realizza secondo una serie interminabile d'interrogativi, l'uno intrecciato all'altro


Pagina 124
L'uomo purtroppo ha messo tragicamente in pratica proprio il senso di distruzione che anima lo spirito della musica di Mahler.


Pagina 127
ha ampliato la tonalità sino ai limiti più estremi, senza per altro mai superarli


Pagina 131
L.B. - Mi chiedo spesso chi me lo fa fare, ma l'amore per la musica di questo compositore mi spinge a non rispondermi e a continuare...


Pagina 132
L.B. - L'ultima frase della Nona di Mahler è il saluto più straordinario che un uomo dotato d'una certa sensibilità avesse potuto dare al resto dell'umanità.


Pagina 137
Qualche volta, soprattutto durante le notti in cui non riesco a dormire, immagino lunghi discorsi in favore della pace che io stesso leggo in fronte a migliaia di persone.


Pagina 155
Chi può dire che un cancro non nasca anche in seguito alla sofferenza?


Pagina 157
resto sempre un uomo esageratamente innamorato della vita, anzi, di questa vita.